giovedì 12 luglio 2012

mundial

la qualità unica del mondiale dell'82 (per tutti, per sempre il mundial) è il fatto di essere un ricordo condivisibile per quelli che l'hanno vissuto o anche per quelli che lo hanno soltanto "recepito". la totalità dei bei ricordi della propria infanzia, della propria gioventù sono privati e personali e, se condivisi, presuppongono un narratore ed un ascoltatore. in quella estate c'è invece un ricordo collettivo, qualcosa che basta evocare per essere subito compresa e apprezzata. milioni di italiani coagulano le emozioni di quegli istanti attorno ad un unico aggregante, emozionante nella sua specificità, da preservare perché patrimonio popolare. l'italia è un paese talmente avaro di momenti altrettanto belli (forse non ce n'è un altro comparabile) che mi sembra ovvio che dopo trent'anni ognuno di noi si compiaccia della propria pelle d'oca ogni volta che risente martellini urlare commosso "campioni del mondo" per tre volte. ma per tutti noi è come se lo urlasse all'infinito.

venerdì 4 maggio 2012

vino rosso

la prima volta che mi ha invitato a cena ha preparato cose deliziose, quel tipo di piatti che meritano nomi in francese (poulette au grandguignol avec champoise de montparnasse et ribery, robe così). aveva anche stappato un vino pregiatissimo, di quelli che danno di cuoio, fiori di campo, vaniglia e bagnoschiuma badedas tutto insieme. l'ha messo in un bicchierone, annusato, mosso, riannusato, scosso e sono certo che cantargli una ninna nanna non avrebbe stonato in tutta quella cerimonia. poi l'assaggio solenne, come se dal responso di quelle acutissime papille dovesse dipendere la sorte del popolo palestinese. perplessità, attesa, perplessità più forte, poi il gesto risolutivo di scolare la bottiglia nel lavandino. forse il sentore di cuoio non era abbastanza equilibrato e contrastato con quello del badedas. fatto sta che ho subito pensato "questa deve essere una matta completa". per fortuna ci avevo visto giusto e domani, dopo un anno e mezzo, ci sposiamo.
p.s. il vino del banchetto lo faremo assaggiare a qualcun altro.

giovedì 19 aprile 2012

dopo

mi è sempre più evidente, nelle manifestazione collettive del lutto, una certa sbrigatività nelle riflessioni sulla morte. solo l'umanità ha il peso di sapere che i giorni non sono infiniti e che quel che sarà dopo è un mistero, affascinante e terribile. da sempre la morte è il tema trattato con più poeticità e durezza, con un linguaggio sempre adeguato. di recente osservo che le espressioni per esternare dolore, lutto e mancanza, sono banali, ripetitive e soprattutto consolatorie. "resterai sempre nei nostri cuori", "farai compagnia agli angeli", "ci guarderai da lassù", propongono il regno del 'dopo' troppo simile a quello che si lascia. la morte diventa un semplice prolungamento delle abitudini terrene, un aldilà dove non ci si meraviglierebbe di trovare il traffico, la playstation, le partite di calcio e i concerti.

venerdì 20 gennaio 2012

katarsis

Il discorso del premier
Candidato a ben 15 premi Oscar (tutti però nella stessa categoria), narra la vicenda realmente accaduta di un capo di governo di una non meglio specificata nazione occidentale, il quale non riusciva a tenere discorsi pubblici senza finirli con una barzelletta sporcacciona. La trama si focalizza soprattutto sui drammatici tentativi dell'uomo politico di liberarsi da questo problema con l'aiuto di un esperto in discorsi pallosi (un fan di Enrico Ghezzi). Di alto impatto emotivo la scena finale del discorso tenuto a reti unificate in cui il premier lotta fino all'ultimo per non dire quella sulla monaca zoppa e l'anguilla con due code. Il premier riuscirà nell'intento grazie alle pratiche di autocontrollo acquisite, che consistevano nel ritmare le parole con pernacchie ascellari. Il successo del discorso permetterà alla nazione di riacquistare il proprio orgoglio e piazzarsi al terzo posto agli Europei di pattinaggio. Magistrale interpretazione di Jim Carrey nei panni del premier e di Sir Richard Attenborough nei pannoloni dell'esperto.

La liquirizia della strega del Baltico
Ennesimo film del sodalizio Tim Burton - Johnny Depp, ma questa volta a ruoli invertiti con Depp alla regia e Burton nel ruolo del sex symbol decadente. Una sorprendente favola noir in cui una perfida Strega dell'Est (Meryl Streep) manda un incantesimo e fa sparire tutte le liquirizie dal Mar Baltico, gettando nel panico intere popolazioni che vengono colte da epidemie di pressione sanguigna bassa. A risolvere la situazione interviene il Cavaliere Senza Glutine (Burton) che ristabilisce il giusto apporto di valori nutritivi del Mar Baltico gettandovi milioni di barrette Mars. Verso la fine del film si scopre che le barrette vengono prelevate con pescherecci di frodo dal Mare del Nord, per cui il Cavaliere viene decapitato. Colta da rimorsi la Strega dell'Est cerca di porre rimedio a tutto ma fa un po' di casino: le liquirizie vengono messe nel Mare del Nord, la testa del cavaliere nel Mar Baltico e un Mars al posto della testa del Cavaliere. Vista l'impossibilità di districare la trama, alla fine un asteroide piomba sulla Terra e uccide tutti. Scongiurato il sequel.

D'altronde siamo a Gennaio
Film tratto dall'ultimo bestseller di Fabio Volo che cura personalmente anche la regia, la sceneggiatura, i costumi e la dieta della troupe dopo le feste. Un impiegato quarantenne (Fabio Volo), apparentemente dimesso ma in realtà ancora più dimesso, dispensa consigli sulla vita a chi gli capita a tiro in cambio di un semplice sorriso. Ogni persona che viene in contatto con lui migliorerà di molto la qualità della propria vita capendo finalmente che "fa meno freddo di una volta", "vedere le rondini che emigrano è sempre uno spettacolo bello", "le canzoni di Fiordaliso ci fanno tornare bambini", "Edvige Fenech è ancora gnocca", "puoi mangiare nei migliori ristoranti ma la pasta al forno della mamma non la troverai mai", "Don Lurio sono dieci anni che è morto e non ha ancora imparato l'italiano" e "il cavallo è l'aninale più elegante". Il film si chiude con una grande tavolata che vede tutti i protagonisti allegri e spensierati perchè "a tavola non si invecchia mai".

Katarsis
Ultima opera rivoluzionaria di Lars von Trier che con questa pellicola abolisce ogni schema tradizionale del cinema, inaugurando la nuovissima corrente cinematografica denominata OXYMORUS 12. Intanto non è neanche una vera pellicola ma del nastro per pacchi e gli attori non sanno di essere ripresi, anche se il protagonista maschile ha avuto più di una perplessità quando degli sconosciuti con dei ciak in mano gli chiedevano di ripetere cortesemente la doccia mettendoci più pathos o di recitare il monologo dell'Amleto stando in fila alla posta. Il geniale regista danese ha anche abolito ogni tipo di suono esterno, infilando pattine sotto tutte le ruote delle auto di Copenaghen e causando la raucedine a milioni di persone. In realtà è stato abolito anche ogni concetto di spazio, riprendendo tutte le scene in una scatola di mocassini sopra la quale c'era scritto COPENAGHEN. Per conoscere la trama è necessario recarsi personalmente a casa del regista o inviargli una lettera all'indirizzo "Polacchine Hogan Mis.44, terza mensola in basso, Grandi Magazzini, Copenaghen".

mercoledì 14 dicembre 2011

vade retro!

miscredenti che non siamo altro

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/religioni-come-riderci-su/2168275

(giovedì 15 c'è la presentazione del libro alla libreria del palazzo delle esposizioni. seguira messa)

lunedì 28 novembre 2011

appuntamento al cinema

Il parrucchiere di Mykonos
Ennesima colonscopia all'interno dell'animo umano del regista turco-romano Ferzan Ozpetek. Franco, giovane parrucchiere (Paolo Poli) vive in un appartamento della grigia periferia romana insieme ai suoi due chihuahua Boy e George. Preso da una irrefrenabile e pazza, pazza voglia di abbandonare la cupa realtà metropolitana, e indossati i suoi occhiali con strass e la sua giacca con volant fucsia, parte in giro per il mondo alla ricerca del suo vero Io. Al ritmo di una azzeccatissima colonna sonora, con canzoni di Renato Zero, Bronski Beat e Village People, Franco capisce che la sua vera identità la può raggiungere solo col rapporto con gli altri. Giunto finalmente a Mykonos, Franco trova la sua definitiva dimensione e può finalmente fermare i suoi piedi, stanchi dal tanto camminare in quegli zatteroni a pois rosa. Splendidi i costumi di Dolce & Gabbana e intensi i cameo di Leo Gullotta, Leopoldo Mastelloni e Cristiano Malgioglio. Per la prima volta la critica plaude alla coraggiosa scelta di Ozpetek di allontanarsi dalle tematiche omosessuali.

La sera leoni

Il cinema tedesco si è sempre posto il problema di come rappresentare la propria tragica storia. Questa volta il difficile processo di autoanalisi passa per il film dell'emergente cineasta berlinese Kahn van Baubau che, spiazzando tutti, mette in scena la fine del Potere nella descrizione degli ultimi drammatici giorni del governo Schroeder. La pellicola, quasi un docufilm, investiga spietatamente il rapporto tra individuo e Fato, con una limpidezza e un gusto reperibile solo nei biergarten di Monaco. L'ex cancelliere tedesco è interpretato da un enorme Bruno Ganz, il cui estro ha saputo trarre fuori magicamente tutti i minimi tic di Schroeder: la mania di rosicchiarsi la cravatta, la smodata passione per la musica di Falko, il vezzo di portare le sopracciglia col codino. Il tambureggiante finale lascia il pubblico a bocca aperta per un quarto d'ora, sancendo così il nuovo record europeo di sbadiglio collettivo.

Natale alla Caritas

Per sfuggire al clichè di film lascivi e volgari, i cinepanettoni cercano di coniugare il divertimento per famiglie con la critica sociale e l'impegno. In Natale alla Caritas una coppia di dentisti Walter e Consuelo (Christian De Sica e Belen) cade in disgrazia economica dopo che Consuelo imbastisce una scappatella con Ernesto (Massimo Ghini), maresciallo della Guardia di Finanza il quale ricatta l'amante, ma al tempo stesso è ricattato dal fidanzatino della figlia minorenne (la sorella figa di Belen). La coppia è costretta a fatturare, iniziando a corrodere il ricco patrimonio di ville, pellicce, quadri, pavoni e banche d'organi. In prossimità del Natale e resisi conto di essere possessori solo di un cotechino e un litro di Gancia, Walter e Consuelo si recano alla Caritas dove dividono il loro povero cenone con tutti gli altri poveri ex evasori totali. Scoppiettante (in tutti i sensi) il finale col trenino di Capodanno ritmato a colpi di flatulenze da un ispiratissimo De Sica. Epiche alcune battute: "Marescia', posso scaricare la fattura?" "Sì, e fai in fretta che se sente già la puzza" - "Ma che è 'sta IVA?" "IVA... ffanculo!"

L'encomio del passero blu

La sorpresa del cinema indipendente arriva da questo gioiellino dell'esordiente regista afgano Pavlan Rankalkian, girato con pochissimi mezzi tecnici e con cineprese d'argilla. La vicenda narra del piccolo Kalar il cui unico giocattolo è il coperchio tagliente di una lattina di zuppa di cammello. I 90 minuti sono tutti incentrati nei tenerissimi e poetici tentativi di Kalar di giocare con il coperchio. Dopo aver provato a giocare a palla prigioniera, a Subbuteo, ai trenini, alle macchinine, Kalar scopre che l'unico gioco possibile è il frisbee. Di altissimo impatto emotivo sono le scene di Kalar e dei suoi amichetti impegnati in commoventi partite di frisbee col coperchio, con le immagini delle innocenti falangi che volano in aria riprese con un lentissimo rallenty. Parte dei proventi del film andranno ad Emergency che si impegnerà alla ricostruzione delle dita dei giovanissimi attori. Il passero blu del titolo non c'entra un cazzo con la vicenda ed è un libero inserimento della potentissima lobby dei traduttori dei titoli.

Everywhere

Un superlativo Sean Penn da Oscar dirige se stesso nella drammatica storia di Ernie, padre separato fallito che, oltre a perdere il rispetto del figlio, dei genitori, di alcune prozie e del giornalaio sotto casa, perde pure il suo lavoro di assistente alla poltrona in un ambulatorio veterinario. Pur di non far sapere la triste verità al figlioletto di sei anni (sempre interpretato dal multiforme attore americano), finge di continuare a lavorare e torna a casa con false radiografie di criceti, graffi autoprodotti, croccantini e palle di pelo sulla giacca. Quando una vicina di casa spiona (un irriconoscibile Sean Penn) spiffera tutto ai familiari riuniti per il giorno del Ringraziamento (interpretati tutti dall'ex marito di Madonna, tacchino compreso), Ernie ha un crollo psicologico e in un lunghissimo e travolgente monologo svuota tutto, chiedendo perdono al figlio, il quale glielo concede a patto di far presto ché il tacchino si fredda. Film dal forte impatto emotivo, per cui vi consigliamo di portarvi i fazzoletti o almeno di rubarli furtivamente al vicino di poltrona. Alcuni personaggi, nel secondo tempo, vengono interpretati da altri attori perchè Penn doveva recitare nel nuovo film di Oldoini.