lunedì 28 novembre 2011

appuntamento al cinema

Il parrucchiere di Mykonos
Ennesima colonscopia all'interno dell'animo umano del regista turco-romano Ferzan Ozpetek. Franco, giovane parrucchiere (Paolo Poli) vive in un appartamento della grigia periferia romana insieme ai suoi due chihuahua Boy e George. Preso da una irrefrenabile e pazza, pazza voglia di abbandonare la cupa realtà metropolitana, e indossati i suoi occhiali con strass e la sua giacca con volant fucsia, parte in giro per il mondo alla ricerca del suo vero Io. Al ritmo di una azzeccatissima colonna sonora, con canzoni di Renato Zero, Bronski Beat e Village People, Franco capisce che la sua vera identità la può raggiungere solo col rapporto con gli altri. Giunto finalmente a Mykonos, Franco trova la sua definitiva dimensione e può finalmente fermare i suoi piedi, stanchi dal tanto camminare in quegli zatteroni a pois rosa. Splendidi i costumi di Dolce & Gabbana e intensi i cameo di Leo Gullotta, Leopoldo Mastelloni e Cristiano Malgioglio. Per la prima volta la critica plaude alla coraggiosa scelta di Ozpetek di allontanarsi dalle tematiche omosessuali.

La sera leoni

Il cinema tedesco si è sempre posto il problema di come rappresentare la propria tragica storia. Questa volta il difficile processo di autoanalisi passa per il film dell'emergente cineasta berlinese Kahn van Baubau che, spiazzando tutti, mette in scena la fine del Potere nella descrizione degli ultimi drammatici giorni del governo Schroeder. La pellicola, quasi un docufilm, investiga spietatamente il rapporto tra individuo e Fato, con una limpidezza e un gusto reperibile solo nei biergarten di Monaco. L'ex cancelliere tedesco è interpretato da un enorme Bruno Ganz, il cui estro ha saputo trarre fuori magicamente tutti i minimi tic di Schroeder: la mania di rosicchiarsi la cravatta, la smodata passione per la musica di Falko, il vezzo di portare le sopracciglia col codino. Il tambureggiante finale lascia il pubblico a bocca aperta per un quarto d'ora, sancendo così il nuovo record europeo di sbadiglio collettivo.

Natale alla Caritas

Per sfuggire al clichè di film lascivi e volgari, i cinepanettoni cercano di coniugare il divertimento per famiglie con la critica sociale e l'impegno. In Natale alla Caritas una coppia di dentisti Walter e Consuelo (Christian De Sica e Belen) cade in disgrazia economica dopo che Consuelo imbastisce una scappatella con Ernesto (Massimo Ghini), maresciallo della Guardia di Finanza il quale ricatta l'amante, ma al tempo stesso è ricattato dal fidanzatino della figlia minorenne (la sorella figa di Belen). La coppia è costretta a fatturare, iniziando a corrodere il ricco patrimonio di ville, pellicce, quadri, pavoni e banche d'organi. In prossimità del Natale e resisi conto di essere possessori solo di un cotechino e un litro di Gancia, Walter e Consuelo si recano alla Caritas dove dividono il loro povero cenone con tutti gli altri poveri ex evasori totali. Scoppiettante (in tutti i sensi) il finale col trenino di Capodanno ritmato a colpi di flatulenze da un ispiratissimo De Sica. Epiche alcune battute: "Marescia', posso scaricare la fattura?" "Sì, e fai in fretta che se sente già la puzza" - "Ma che è 'sta IVA?" "IVA... ffanculo!"

L'encomio del passero blu

La sorpresa del cinema indipendente arriva da questo gioiellino dell'esordiente regista afgano Pavlan Rankalkian, girato con pochissimi mezzi tecnici e con cineprese d'argilla. La vicenda narra del piccolo Kalar il cui unico giocattolo è il coperchio tagliente di una lattina di zuppa di cammello. I 90 minuti sono tutti incentrati nei tenerissimi e poetici tentativi di Kalar di giocare con il coperchio. Dopo aver provato a giocare a palla prigioniera, a Subbuteo, ai trenini, alle macchinine, Kalar scopre che l'unico gioco possibile è il frisbee. Di altissimo impatto emotivo sono le scene di Kalar e dei suoi amichetti impegnati in commoventi partite di frisbee col coperchio, con le immagini delle innocenti falangi che volano in aria riprese con un lentissimo rallenty. Parte dei proventi del film andranno ad Emergency che si impegnerà alla ricostruzione delle dita dei giovanissimi attori. Il passero blu del titolo non c'entra un cazzo con la vicenda ed è un libero inserimento della potentissima lobby dei traduttori dei titoli.

Everywhere

Un superlativo Sean Penn da Oscar dirige se stesso nella drammatica storia di Ernie, padre separato fallito che, oltre a perdere il rispetto del figlio, dei genitori, di alcune prozie e del giornalaio sotto casa, perde pure il suo lavoro di assistente alla poltrona in un ambulatorio veterinario. Pur di non far sapere la triste verità al figlioletto di sei anni (sempre interpretato dal multiforme attore americano), finge di continuare a lavorare e torna a casa con false radiografie di criceti, graffi autoprodotti, croccantini e palle di pelo sulla giacca. Quando una vicina di casa spiona (un irriconoscibile Sean Penn) spiffera tutto ai familiari riuniti per il giorno del Ringraziamento (interpretati tutti dall'ex marito di Madonna, tacchino compreso), Ernie ha un crollo psicologico e in un lunghissimo e travolgente monologo svuota tutto, chiedendo perdono al figlio, il quale glielo concede a patto di far presto ché il tacchino si fredda. Film dal forte impatto emotivo, per cui vi consigliamo di portarvi i fazzoletti o almeno di rubarli furtivamente al vicino di poltrona. Alcuni personaggi, nel secondo tempo, vengono interpretati da altri attori perchè Penn doveva recitare nel nuovo film di Oldoini.

2 commenti:

  1. Molta banalità. Spero almeno non sia proporzionale all'impegno.

    Marco

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